Si apre la stagione più complicata per Giorgia Meloni. La sua premiership, che per quattro anni è stata la cifra del governo di centrodestra, sarà messa alla prova nella fase cruciale che prelude alle elezioni del 2027. L’immagine di una coalizione su cui la leader di Fratelli d’Italia aveva un primato indiscusso, svanisce per effetto delle dinamiche disgregative che si manifestano nelle azioni dei partiti alleati. Minati al loro interno tanto da essersi ormai sdoppiati in due Forza Italia e due Leghe. Un fenomeno che renderà ancor più difficile la gestione dei rapporti con l’approssimarsi delle urne, quando ognuno si concentra sui propri interessi per conquistare il massimo dei consensi.

La «riflessione» che Meloni ha anticipato di voler avviare nell’alleanza è figlia della nuova realtà del centrodestra, è la presa d’atto che la coalizione non è più quella del 2022 e che il processo di ristrutturazione deve avvenire mentre c’è un Paese da guidare. Ecco il punto. Il rischio è che le spinte centrifughe prodotte dai partiti facciano perdere di vista la missione per la quale quegli stessi partiti hanno ricevuto il mandato popolare. E l’agenda politica non può essere sovrapposta all’agenda di governo. Che è prioritaria, specie in un contesto internazionale che sta intaccando equilibri consolidati e nel bel mezzo della più dirompente rivoluzione del sistema economico.