Milano, 16 luglio 2026 – Scivola sul ghiaccio anche l’ultimo filone dell’indagine della Procura di Milano sulle presunte irregolarità nella gestione delle Olimpiadi di Milano-Cortina e dell’omonima Fondazione guidata da Vincenzo Novari.

Dopo la richiesta di archiviazione del fascicolo per abuso d’ufficio e turbativa - con al centro l’assunzione “poco trasparente” di 35 dipendenti (dal figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa fino alla nipote dell’ex presidente del Consiglio Mario Draghi), per le quali i pm ravvisavano “malsani fenomeni di favoritismo, nepotismo o clientelari” - si chiude di fatto anche quello che ipotizzava delitti di corruzione propria e di turbata libertà degli incanti, con riferimento ad alcune procedure svolte sul mercato per procurare alla Fondazione servizi da parte di terzi offerenti.

La norma “salva Olimpiadi”

Un’inchiesta “affossata” a cento giorni dall’inizio dei Giochi invernali da un decreto legge del Governo Meloni, il “Salva Olimpiadi”, appunto. La gip Patrizia Nobile, su richiesta dei pm, aveva rimesso gli atti dell’indagine alla Corte Costituzionale, sollevando dubbi sulla legittimità di quella norma. l’allestimento della casa del team Italia per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina su cui la Procura di Milano ha aperto un’indagine