«Ho letto nei Cahiers du Cinéma che un regista è come un guardone, un voyeur», dice il giovane Matthew in una delle scene più celebri di The Dreamers. Lo sguardo di Satantango, il disco d’esordio dell’omonimo duo musicale formato da Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi, fotografa le disillusioni di una generazione spettatrice, dal buco della serratura della provincia di Cremona.
Selezionato nella cinquina finalista del Premio Tenco 2026 per la migliore opera prima, Satantango oscilla tra riferimenti alla nouvelle vague, atmosfere new wave, sonorità shoegaze dei migliori anni Novanta e profondità cantautorale. Il risultato è un viaggio di 28 minuti nello stato d’animo della provincia, di chi si è accorto che «quello che ci avevano promesso non sarebbe mai arrivato».
Satantango prende il nome dal capolavoro cinematografico di Béla Tarr, tratto dal romanzo del Premio Nobel ungherese László Krasznahorkai. Cosa significa per voi?
Quando ho visto il film per la prima volta ho avuto un momento di catarsi e mi sono detta: «È casa mia» (racconta Valentina, ndr). La cascina, l’atmosfera, il paesaggio campestre di una volta – dove sembra che il tempo si sia fermato – somigliano alla campagna nebbiosa di Casalbuttano ed Uniti, dove siamo nati e cresciuti. Se cammini per i campi a novembre ti ritrovi immerso nello stesso bianco e nero.







