Dopo il successo di The Well, Federico Zampaglione per la sesta volta è tornato dietro la macchina da presa per The Nameless Ballad, inquietante horror in sala a novembre. Un’anticipazione del film, scritto con Barbara Baraldi, scrittrice e curatrice di Dylan Dog, è stata data a Riccione durante Cinè. L’estate del regista e frontman dei Tiromancino prosegue intanto con il tour che celebra i 25 anni de La descrizione di un attimo.

Zampaglione, il cinema sempre più nell’anima?

"Nei film c’è una continuità che non mi aspettavo, perché solo dal 2021 ne ho girati tre. Ho lavorato tanto, ma sono contento".

Com’è nato l’ultimo horror?

"Facendo il musicista, capita di osservare cose attraverso le quali si è passati, situazioni psicologiche e di grande difficoltà, nonché aspettative sempre più alte, diventate pericoli incombenti perché, se ti fai tirare dentro da certi meccanismi, ti viene chiesto sempre di più. Anche quando non hai idee valide e sei in un momento in cui senti di avere un film o la musica giusta, la pressione vuole che tu sia performante. Da qui la voglia di raccontare tutto questo: le ossessioni di un giovane musicista di 27 anni coincidono con quelle vissute da una persona nella prima metà del Novecento".