Ogni tanto succede. Che la giovane età porti con sé visione ma anche rispetto del passato; che ironia e malinconia non siano declinazione di shoegaze da cameretta, ma di una poetica alla Holden Caulfield in musica e che Sanremo non sia necessariamente sinonimo di canzoni di plastica. Filippo Uttinacci, in arte Fulminacci, ne è la prova: riconoscimenti della critica, un tour primaverile che non ha preso prigionieri, un disco appena fuori, “Calcinacci”, di cui tutti parlano. Ora tocca ai concerti all’aperto, che qui significa Flowers Festival, con Labadessa e Scar, giovedì 25 giugno al Parco della Certosa di Collegno, alle21,30 con apertura cancelli alle 19. Fulminacci, nel 2019, a poco più di 20 anni, lei aveva già nel carniere il disco d’esordio, festival importanti, tv, Sanremo. Partenza bruciante, come avvenne? «Come ad altri piace giocare a pallone, a me piace scrivere canzoni, la fortuna è stata di lavorare con persone che mi hanno accompagnato in un percorso graduale. Le soddisfazioni sono arrivate velocemente ma in realtà con un percorso progressivo, i piccoli club, quelli grandi e i palazzetti». C’è un momento angolare in questo cammino? «La targa Tenco, un gigantesco trauma ansiogeno: persone adulte, serie e competenti che assegnavano un premio così prestigioso ad un bambino che, in fondo, scriveva canzoni per divertirsi». Sanremo: un passaggio obbligato, un obiettivo, una rampa di lancio? «Direi uno spazio promozionale importantissimo. Ho fatto uscire tre singoli, il quarto l’ho presentato al Festival e subito dopo è uscito il disco, in modo tale che quasi tutti i pezzi del disco avessero il loro “momento”. Volevo a tutti i costi evitare che un Lp fosse, come spesso succede, un insieme di canzoni vuote attorno ad un unico pezzo. Come ha vissuto quel palcoscenico? «Il mio è un costante sogno ad occhi aperti, quello che più adoro fare coincide col mio mestiere, che cosa potrei desiderare di più? Quindi l’ho preso con leggerezza e serietà nell’ambito di quello che mi compete, scrivere brani, il resto me lo sono goduto come una festa. Non lo farò certamente tutti gli anni ma non escludo di ritornarci in futuro. È interessante e sfidante il fatto di misurarsi con lo zoccolo duro dei tuoi fan che però è annacquato dalla gigantesca audience che è ilpubblico di Sanremo».
Fulminacci al Flowers: “Sogno a occhi aperti e scrivo testi, ma non sono trend”
Il cantautore arriva al festival con l’album “Calcinacci”: “Ad accompagnare il disco un film passato in sala”







