(di Cinzia Conti) L'altra volta che è stato a Sanremo era - come dice lui stesso - un "bambino sperduto", era l'edizione Covid con "i tremendi palloncini al posto del pubblico, che tra l'altro sono una delle più grandi paure".

Oggi Fulminacci va all'Ariston con spalle un po' più larghe e uno spirito allegro e rilassato.

Grazie a "una canzone giusta perché onesta come 'Stupida sfortuna' " ma soprattutto con il quarto album in uscita, "Calcinacci" e il tour per "Palazzacci" che lo porterà tra i suoi fan. "Ho un pubblico molto fisso - dice - Non è una cosa da poco, ne vado fiero".

"Stupida sfortuna - racconta - l'abbiamo scritta con Golden Years, che ha prodotto quasi tutto il mio disco e che sarà il mio direttore d'orchestra, nel giorno in cui ci siamo conosciuti. Ha avuto fin dall'inizio un arrangiamento adatto all'orchestra, non è un pezzo scritto apposta per Sanremo che è sempre un po' una forzatura, è arrivata in modo molto chiaro e non ha subito variazioni sin dall'inizio".

L'album Calcinacci in uscita venerdì 13 marzo è anticipato da un divertente video social a fianco di Pietro Sermonti e sarà accompagnata da "un vero cortometraggio che racconta il disco in modo cinematografico". "È una produzione diversa dal solito, - spiega Fulminacci - suona più minimale, forse c'è meno chitarra acustica, che era una mia caratteristica principale, c'è una scrittura un po' diversa, ho ascoltato artisti diversi mentre lo scrivevo, quindi mi sono fatto influenzare da altre cose, ora passo la palla al pubblico". Tra i nuovi spunti l'ascolto di Franco Battiato: "Non faceva parte dei miei mostri sacri, l'ho capito tardi, però l'ho capito, c'è il minimalismo nel suo suono, c'è una furba ingenuità che forse ho in qualche modo rubato".