Icompleti extralarge e un po' retro sfoggiati sul palco dell'Ariston a Sanremo li ha lasciati nell'armadio ("l'omaggio era all'estetica dei Talking Heads, quasi una citazione di David Byrne"): jeans e felpa con il cappuccio sono tornati a far pace con i suoi 28 anni e con quello sguardo stupito, che sembra sempre alla scoperta del mondo.

Fulminacci, dopo un festival che gli ha regalato un inaspettato Premio della Critica, mette in fila altri tasselli del suo percorso artistico, pubblicando un nuovo album dal titolo evocativo Calcinacci ("un disco di ricostruzione, nato tra le macerie dopo che un anno e mezzo fa la mia storia è finita e la vita per come la conoscevo è andata in frantumi") e presentando anche un mediometraggio con lo stesso titolo che ha scritto e interpretato, in attesa del tour che lo porterà nelle prossime settimane live nei palasport (in partenza il 9 aprile da Roma).

E magari con un ritorno anche sul palco del Concertone del Primo Maggio ("maggio è il mio unico mese di vacanza, ma mi piacerebbe esserci"). "Ho vissuto Sanremo meglio di chiunque, me lo sono goduto tutto, ogni istante. A modo mio ho vinto. Il risultato è stato meraviglioso, con un premio della Critica che per me è una vittoria. Ha funzionato sia tra i più appassionati che tra i fruitori passivi perché ha due anime e puoi scegliere su quale concentrarti", racconta il cantautore a Roma, in una saletta nascosta al primo piano del cinema Adriano. Sotto decine di ragazzine, già da qualche ora, sono in religiosa attesa di incontrarlo alla prima proiezione del suo mediometraggio. Sanremo, dove era già stato nel 2021, è stata una piacevole sorpresa per chi ancora non lo conosceva e una conferma per chi già lo seguiva. "Stupida Sfortuna mi rappresenta al 100%, ma si affaccia al mainstream. È una canzone mia al 100% e sono felice che chi mi ha conosciuto ora, mi ha conosciuto come sono. Se ti è piaciuta questa è molto probabile che ti possa piacere anche tutto quello che ho già fatto. Rispetto alla prima volta all'Ariston, quando ero arrivato come un cucciolo spaventato che non sapeva neanche stare davanti alla telecamera, ho più sicurezza, più padronanza della mia carriera, più esperienza: sono più a fuoco. Quello che dico è più fedele a me stesso". Il brano sanremese è finito anche nel dibattito politico sul prossimo referendum sulla giustizia quando Matteo Renzi ha replicato a Giorgia Meloni: "Non vorrei che continuando a sperare che il 22 e il 23 marzo sia 'Per sempre sì', non vi arrivi quella 'stupida, stupida, stupida sfortuna e quella gelida, gelida, gelida paura'". "Mi ha fatto ridere, ma non commento. Io andrò a votare, anche se non capisco niente. In questa situazione del referendum mi sento stupido e anche preso in giro perché da una parte si fa leva su alcuni punti e dall'altra su altri. Voterò, ma sarà il voto di un coglione, non di una persona preparata". Qualcosa è cambiato, e se ne sono accorti tutti: "È vero, il pubblico è cresciuto, ma io sono lo stesso di quando sono arrivato a Sanremo", si schermisce e gioca anche sul ruolo di sex symbol che gli è stato affibbiato: "mi fa sorridere, ma poi chiedo: dove eravate prima?". Battute a parte, c'è da mantenere un rapporto equilibrato con il successo: "Io vivo a Roma e non a Milano, e questo un po' mi difende e mi aiuta a conservare la mia vita privata, i miei amici, la mia famiglia. Credo che a Roma sia più facile rimanere quello che eri quando sei nato, perché non ci sono grandi eventi di aggregazione da parte di personaggi dello spettacolo. C'è un'atmosfera più familiare". La capitale è anche al centro di Calcinacci, l'album prodotto da Golden Years e con le collaborazioni di Franco126 e Tutti Fenomeni, con riferimenti e citazioni. "Il mio primo disco fatto a Roma, la mia città. Senza orari, senza fretta, senza treni. Io, Golden Years e qualche amico che ogni tanto ci è venuto a trovare - racconta Fulminacci, all'anagrafe Filippo Uttinacci -. È la cosa più vicina al concept album che io abbia mai fatto: c'è più identità di suono e anche nei testi tornano delle cose (come Sanremo, citato in due brani, entrambi presentati a Carlo Conti). I calcinacci si trovano dove qualcosa è stato distrutto, ma anche dove gli operai cominciano a ricostruire e tutto il disco per me è stato una terapia. Lavorando a questo disco ho conosciuto anche tante persone nuove e questo mi ha permesso di ricostruire una famiglia in un momento in cui mi ero ritrovato da solo". Fulminacci non nasconde di aver avuto in passato episodi di attacchi di panico, anche durante qualche concerto. "Io tendo all'ansia. Anche se ora ho accettato l'ipotesi dell'errore, l'ho accolto, all'inizio non era possibile. Oggi ho un po' meno da dimostrare e sono più tranquillo, anche perché a farmi paura non è il lavoro, ma la vita di tutti i giorni". L'universo narrativo di Calcinacci si espande anche con il mediometraggio che lo vede protagonista (con lui sul set anche Pietro Sermonti e Francesco Montanari) e che racconta in forma parallela e cinematografica le atmosfere e le storie contenute nel disco. "Mi sono divertito, ma per ora non c'è niente all'orizzonte come attore. Non lo escludo, ma vedremo. Intanto mi piacerebbe far fare a questo lavoro vita da festival".