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Dopo Sanremo, pubblica il disco "Calcinacci" e si prepara a partire per il tour
Poi ci sono cantautori come Fulminacci che crescono passo dopo passo e non hanno la frenesia di apparire a tutti i costi. Prima di partecipare al Festival di Sanremo aveva detto, tra il serio e il faceto, che puntava al quinto posto. Alla fine la sua canzone Stupida sfortuna è arrivata settima ma lui non fa una piega e commenta così, serafico: "Ho vissuto Sanremo, secondo me, meglio di chiunque. Mi sono proprio goduto tutto, ogni istante e alla fine ho vinto a modo mio".
In effetti ha preso il Premio della Critica e pure quello Assomusica Sanremo 2026 e oggi si gode un riflesso di popolarità che lo ha pure incoronato sex symbol dopo averlo visto sul palco dell'Ariston vestito alla maniera di David Byrne dei Talking Heads: "Mi diverto, la prendo con leggerezza". E difatti continua a seguire i suoi programmi. Ieri è uscito il suo disco Calcinacci, che è lieve e godibile, pieno di autoironia e immagini, di ritmo e di divertenti scarti linguistici capaci di creare atmosfere come quella scanzonata di Casomai ("Se fossi fuoco, brucerei") o quella pensosa di Tutto bene. Il manifesto di come la musica nata come "indie", o chiamiamola alternativa, talvolta è stata in grado di evolvere e raggiungere bei picchi creativi a metà tra le origini e il mainstream.






