ROMA – L’economia etica, attenta al sociale, in Unione Europea vale come l'automotive. Nei 19 Stati membri per cui il dato è disponibile, il fatturato di questo genere di economia supera i 912 miliardi di euro. Serve però migliorare gli strumenti di garanzia ed è per questo che ha preso il via la riflessione di Banca Etica che ha portato alla presentazione di un pacchetto di proposte pensato per sostenere le imprese sociali e già sottoscritto da 18 organizzazioni.
Secondo Banca Etica rafforzando le garanzie pubbliche per l’accesso al credito - come il Fondo per le piccole e medie industrie (PMI) in Italia o InvestEU in Europa - gli Stati e la UE potrebbero sostenere l'economia sociale senza gravare sui bilanci pubblici. “Per intermediari come Banca Etica – ha detto il presidente dell’istituto di credito, Aldo Soldi – che operano in via prevalente con soggetti dell'economia sociale, le garanzie pubbliche, pur non incidendo sulla sostenibilità del modello di business, rappresentano uno strumento di mitigazione del rischio che consente di ampliare in modo prudente ma efficace la capacità di finanziamento verso un segmento caratterizzato da specificità strutturali”.
Il non allineamento ai parametri tipici dell'impresa tradizionale. "Gli enti dell'economia sociale - ha aggiunto Soldi - presentano modelli organizzativi, strutture patrimoniali e flussi economici che non si allineano ai parametri tipici dell'impresa tradizionale. In questo contesto, gli strumenti di garanzia pubblica favoriscono l'assunzione di esposizioni creditizie nel rispetto dei vincoli regolamentari. La priorità non è quella di introdurre nuovi strumenti, bensì garantire l’adeguamento, la stabilità, la continuità nel tempo e il rifinanziamento di quelli esistenti. Investire nelle garanzie non è un costo, è un moltiplicatore di valore sociale ed economico”.








