Roma, 16 lug. (askanews) – La social economy in Ue vale come l’automotive, ma serve migliorare strumenti di garanzia. Da qui ha preso il via la riflessione di Banca Etica che ha portato alla presentazione di un pacchetto di proposte pensato per sostenere le imprese sociali. Nei 19 Stati membri per cui il dato è disponibile, il fatturato della social economy, infatti, supera i 912 miliardi di euro, non lontano dall’intero comparto automotive, senza contare che si tratta dell’infrastruttura invisibile che regge la qualità della vita in Italia e in Europa, dagli asili nido, all’assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti, dalla protezione dell’ambiente, al turismo responsabile.

Rafforzando le garanzie pubbliche per l’accesso al credito – come il Fondo per le PMI in Italia o InvestEU in Europa – gli Stati e la UE potrebbero sostenere l’economia sociale senza gravare sui bilanci pubblici. Si tratta, infatti, di strumenti che permettono alle banche più attente al proprio ruolo sociale di investire sempre più in imprese sociali che hanno già dimostrato una solvibilità pari, se non superiore, alle imprese profit-oriented. È proprio questo il cuore del documento di proposte elaborato da Banca Etica e presentato oggi a Roma in un incontro presso l’hotel Capranichetta promosso dalle organizzazioni socie di riferimento di Banca Etica, da sempre specializzata in credito all’economia sociale. Il documento è già stato sottoscritto da Acli, Altromercato, Arci, Caritas, CNCA, CGM, Cooperfidi, COSPE, Emergency, First CISL, Forum del Terzo Settore, Gruppo Abele, Legacoop-Coopfond, Libera, Manitese, Oxfam, RITMI e altre adesioni sono in arrivo.