Quando un’impresa chiede un prestito a Banca Etica partono subito due tipi di istruttorie: una più tradizionale e tecnica, basata sui dati economici e finanziari, l’altra è l’istruttoria socio-ambientale, che va a misurare il valore sociale dell’attività da finanziare, la coerenza con i valori di riferimento della banca e la credibilità del soggetto affidatario.

Gran parte di queste istruttorie “etiche” è affidata alle persone valutatrici sociali, soci di Banca Etica che come volontari raccolgono le informazioni e preparano un rapporto sull’attività di chi chiede il credito.

L’istruttoria economica e quella socio-ambientale hanno pari importanza nella decisione finale. È anche grazie a questo metodo che lo scorso anno, come testimonia il Report di Impatto, Banca Etica può dire che il 91% del credito erogato (485,1 milioni di euro di impieghi) ha avuto un impatto positivo misurabile.

Si tratta per esempio di 1.786 nuovi posti di lavoro e 2.103 posti di lavoro “salvati” grazie ai workers buyout, le imprese in difficoltà rilanciate dai dipendenti con l’aiuto della banca.

Ma anche della spinta all’imprenditoria femminile, con le imprese “rosa” che rappresentano il 26,3% di quelle finanziate.