Il regista britannico ha scelto Dakhla, nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco, come location per il suo kolossal su Ulisse. Il Paese africano avrebbe pagato 5 milioni di dollari dal fondo nazionale del cinema, offrendo un credito d'imposta del 30%Il regista britannico ha scelto Dakhla, nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco, come location per il suo kolossal su Ulisse. Il Paese africano avrebbe pagato 5 milioni di dollari dal fondo nazionale del cinema, offrendo un credito d'imposta del 30%Tra le dune di Dakhla, sulla costa atlantica del Sahara Occidentale, i cineasti Sahrawi non possono girare un film sulla propria terra. Non ne hanno l'autorizzazione, e le autorità marocchine, che controllano l'area dal 1975, gliela negherebbero sistematicamente. Ci ha girato Christopher Nolan, invece, adattando l'Odissea omerica in un kolossal da centinaia di milioni di dollari con Tom Holland nel ruolo di Ulisse e Charlize Theron e Matt Damon nel cast. Il film esce oggi, 16 luglio, nelle sale d'Italia. Negli stessi giorni, l'Associazione dei cineasti Sahrawi ha lanciato una campagna di boicottaggio. L’accusa rivolta a Nolan: aver offerto una copertura cinematografica internazionale dell’occupazione marocchina di un territorio conteso che le Nazioni Unite definiscono “illegale”.La scelta di Dakhla non è casuale, né tantomeno gratuita. Il Marocco offre un credito d'imposta del 30% alle produzioni straniere che scelgono di girare sul suo territorio, compresa la porzione del Sahara Occidentale su cui esercita il controllo militare: circa il 75% dell'area totale, inclusa Dakhla. La produzione ha ricevuto oltre 5 milioni di dollari dal fondo nazionale del cinema marocchino. Il ministro della Cultura Mehdi Bensaid si è recato personalmente sul set di Dakhla, e il suo ufficio ha pubblicato il video della visita definendo le riprese "una prova della normalizzazione culturale dell'occupazione" - come l'ha chiamata la giornalista Sahrawi Mariam Rachini. Secondo il Middle East Eye, tra i nomi che hanno chiesto la rimozione delle scene girate a Dakhla figurano anche gli attori e registi spagnoli Javier Bardem e Pedro Almodovar, oltre al calciatore Cesc Fabregas. Nonostante le sollecitazioni, Nolan non ha risposto pubblicamente, e Universal Pictures non ha commentato le richieste di Middle East Eye e del Guardian prima delle loro pubblicazioni."Sono profondamente deluso che questo film di produzione internazionale non possa usare la nostra terra come sfondo cinematografico senza affrontare la realtà dell'occupazione", ha dichiarato a Middle East Eye Mohamed Woud, cineasta Sahrawi e responsabile della produzione cinematografica nell'amministrazione del Fronte Polisario. "Un boicottaggio invia un messaggio forte: i cineasti non dovrebbero autorizzare un'occupazione con il loro silenzio”. Più duro il tono di Abdidin Mohamed Hamudi, la cui pellicola sulla vita nel campo profughi di Tindouf aveva ottenuto riconoscimenti al Festival internazionale del film di Dakhla: "Saranno nel cestino della storia, ricordati come nient'altro che parassiti culturali”. Sul Guardian, il cineasta Sahrawi Mohamed Sleiman Lahat ha scritto che la scelta di Nolan "evidenzia quanto i modelli economici radicati, il prestigio, la convenienza, rendano invisibili le cancellazioni offensive", e ha definito l'operazione "un atto che equivale a un saccheggio". Nessuno dei due, Nolan o la sua produzione, ha cercato il contributo o la collaborazione di persone od organizzazioni Sahrawi, ha scritto Lahat.Il Sahara Occidentale è conteso da oltre cinquant'anni. La Spagna vi rinunciò nel 1975, il Marocco lo occupò militarmente, ignorando il diritto all'autodeterminazione della popolazione locale affermato dalla Corte Internazionale di Giustizia nello stesso anno. Da allora il Fronte Polisario, riconosciuto come il legittimo rappresentante del popolo Sahrawi da decine di Paesi e dall'Unione Africana, controlla circa il 25% del territorio, separato dalle linee marocchine da un muro di sabbia e roccia di oltre 2.700 chilometri. Nel Sahara Occidentale controllato dal Marocco vivono oggi oltre 100 mila coloni marocchini, insediatisi nel territorio nel corso dei decenni. E coinvolti in uno dei paradossi cinematografici di marca nolaniana, seppur meno fantascientifico del solito: che un’odissea, la prima storia dell'umanità di un ritorno a casa, si giri su una terra in cui centinaia di migliaia di Sahrawi attendo di rientrare da più di cinquant'anni.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp