Casalnuovo Monterotaro si ricostruisce. Mattone dopo mattone, immagine dopo immagine. Nel piccolo borgo dei Monti Dauni, dove il terremoto del 2002 ha segnato la linea tra un prima e un dopo, la rinascita passa oggi anche attraverso l’arte pubblica, che trasforma le cicatrici urbane in luoghi di identità. In uno dei siti più «autentici» d’Italia, il risanamento post sisma ha consentito, in questo ventennio, la messa in sicurezza e il ripristino di più di 250 immobili, accompagnati dalla riqualificazione di rioni, piazze e collegamenti urbani. Restano ancora 197 unità immobiliari da recuperare per completare la rigenerazione urbanistica. Questa trasformazione si intreccia con un’altra sfida, quella demografica. Casalnuovo Monterotaro è riuscita a invertire il trend dello spopolamento, tornando a quota 1.402 residenti grazie a politiche di accoglienza e inclusione. «La ricostruzione di un borgo passa dalle case, ma soprattutto dalle persone e dalla capacità di creare comunità» sintetizza il sindaco Pasquale Codianni. In questo orizzonte si collocano i due nuovi murales che oggi raccontano il presente del paese agricolo a ridosso del Molise. Il primo intervento sorge nello snodo tra Largo Emanuele e Corso Garibaldi. Dove un antico palazzo gentilizio, compromesso sotto il profilo strutturale, rappresentava un elemento di criticità pubblica, l’ente locale ha creato una piazza, resa possibile da un finanziamento regionale su tutela del paesaggio e valorizzazione dei borghi. L’operazione - sotto la supervisione del responsabile Lavori Pubblici, ing. Giuseppe Isola e la direzione dei lavori dell’arch. Raffaele Vitale - ha interessato la grande parete rimasta a vista dopo la demolizione - dopo la messa a disposizione dei fabbricati da Maria Marchione e Giuseppe Vicenza - con la donazione della proprietaria dell’immobile Lina Torre. Qui gli artisti Cleonice Di Muro e Andrea Petrillo hanno dipinto una straordinaria narrazione di fede e memoria. Al centro campeggia la Madonna della Rocca, patrona di Casalnuovo, accompagnata dai santi Pietro e Nicolò, e immersa in un paesaggio di grano dorato sul quale si staglia la Torre di Monterotaro. È il racconto della civiltà contadina e delle radici spirituali del borgo. Un’opera resa ancora più intima dal legame familiare di Petrillo. Il suo bisnonno, il mastro intarsiatore Alessandro Socci, realizzò alcune cornici lignee custodite nella Chiesa Madre che sorge proprio di fronte al murale.