Si è concluso con 5 rinvii a giudizio l’udienza preliminare per alcuni degli imputati coinvolti – a vario titolo – nell’inchiesta «Pandora» sugli appalti truccati e truffa nel carcere di Taranto. Il giudice Giovanni Caroli ha assolto l’imprenditore Gaetano De Bartolomeo, assistito dall’avvocato Francesco Nevoli, che rispondeva del reato di corruzione mentre ha condannato a 4 mesi (pena sospesa) una dipendente di una ditta coinvolta nell’inchiesta. Rigettati invece due patteggiamenti proposti dalle difese: a 2 anni per la funzionaria del carcere Barbara Panunzio, difesa dagli avvocati Raffaele Errico e Alessandra Semeraro, e a 3 anni per l’imprenditore Alberto Frangelli, difeso dall’avvocato Gianluca Mongelli.
Per gli altri 5 imputati che avevano optato per il rito ordinario, tra i quali l’ex direttrice del penitenziario Stefania Baldassari assistita dall’avvocato Emidio Attavilla, il giudice ha disposto il rinvio a giudizio: a quest’ultima la Procura contesta esclusivamente di aver attestato falsamente la propria presenza in servizio, aggirando il badge con l’inserimento manuale dell’orario e la causale «dimenticanza».
L’inchiesta coordinata all’epoca dai magistrati Antonio Natale e Vittoria Petronella, ruota per gli altri imputati attorno alla gestione del laboratorio di pasticceria affidato alla cooperativa «Spartan Prison Made». Secondo le indagini della Guardia di Finanza il progetto, comprensivo di una piattaforma e-commerce, sarebbe stato manipolato attraverso una serie di pressioni per favorire la ditta. Il meccanismo, ricostruito dagli inquirenti, avrebbe visto la funzionaria Panunzio, responsabile dell’affidamento, indurre il funzionario amministrativo Massimo Serio a revocare la prima procedura di gara per poi ripubblicarla con parametri “su misura”. Le attività investigative hanno inoltre fatto emergere due presunti episodi di corruzione tra gli uffici comunali e l’istituto penitenziario. Il primo vedrebbe coinvolto il dirigente del Comune Carmine Pisano, difeso dall’avvocato Claudio Petrone, accusato di aver sollecitato una fornitura privata di attrezzature, nello specifico un’impastatrice, a Frangelli, in cambio dello sblocco di pagamenti comunali destinati alla ditta di Biagio Bozzi, fornitrice del laboratorio.








