I dettagli anatomici (come lo stabismo di Venere) e alcune lettere dell'epoca svelano la verità sulla morte di Simonetta Vespucci, musa del pittore

La “venere” di Botticelli non morì di tubercolosi, come si è invece creduto per oltre 550 anni. La motivazione dietro la morte di Simonetta Vespucci, nobildonna rinascimentale e musa di Sandro Botticelli, sembrerebbe invece un’apoplessia ipofisaria, ovvero un’espansione drastica ed emorragica di un tumore cerebrale benigno, probabilmente provocata da un forte trauma psicofisico o da una violenza sessuale.

Questa la scoperta che emerge da uno studio portato avanti da un team internazionale di ricercatori, pubblicato sulla rivista Endocrinology, Diabetes & Metabolism. A capo del team c’erano due italiani: Paolo Pozzilli, professore di Ricerca Clinica alla Queen Mary University di Londra e specialista dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, e Domiziana Nardelli.

La Venere di Botticelli diventa testimonial dell’Italia

Cosa è emerso dalla ricerca