Il professor Paolo Pozzilli propone una nuova spiegazione sulla causa della morte di Simonetta Vespucci, la donna che ispirò la Venere di Botticelli.

a Nascita di Venere di Sandro Botticelli (Wikimedia Commons). Per il professor Pozzilli Simonetta Vespucci, la donna che ispirò il celebre dipinto, potrebbe non essere morta di tubercolosi, come ipotizzato per secoli, ma per un'apoplessia da tumore ipofisario.

Per 550 anni si è creduto che la Venere di Botticelli fosse morta di tubercolosi, ma un nuovo studio firmato dal professor Paolo Pozzilli riapre il caso, proponendo una spiegazione diversa di ciò che uccise Simonetta Vespucci, la donna che Sandro Botticelli ha reso immortale. A raccontare come si è arrivati a questa nuova conclusione è lo stesso professor Pozzilli, onorario di Diabetologia e Ricerca Clinica presso la Queen Mary University di Londra. “Simonetta morì nel 1476 a soli 23 anni. Per secoli gli storici hanno ipotizzato che la causa fosse la tubercolosi: era una malattia comune, spesso fatale e compatibile con il quadro clinico di una giovane donna che si spegneva lentamente”.

Quell’ipotesi non ha mai convinto il professor Pozzilli che, già nel 2019, insieme ai suoi colleghi, pubblicò un primo studio in cui avanzava un’altra possibilità. “Avevamo esaminato i ritratti attribuiti a Botticelli insieme alle descrizioni scritte dell'epoca, cercando di capire se il volto di Simonetta Vespucci cambiasse in modi che potessero riflettere una malattia sottostante” ha ricordato il professore a The Conversation. “Avevamo riscontrato un graduale cambiamento nei suoi lineamenti nel corso di diversi dipinti: sottili modifiche alla mascella, alle sopracciglia e ai tessuti molli del viso, tipiche dei pazienti affetti da adenoma ipofisario, un tumore della piccola ghiandola alla base del cervello che controlla la produzione di ormoni”.