Da quando nel 2022 la corte suprema degli Stati Uniti ha annullato la sentenza Roe v. Wade, che garantiva a livello federale il diritto all’interruzione di gravidanza, l’aborto è diventato un terreno di scontro. E il campo di battaglia è spesso lo spazio esterno alle cliniche in cui è praticato. Al momento, tredici stati su cinquanta vietano o impediscono l’aborto, e molti altri stanno cercando di limitarlo. Soprattutto in questi ultimi, fuori dalle cliniche si trovano da un lato le utenti del servizio, che avrebbero bisogno di tranquillità e riservatezza, accompagnate da amiche o parenti; dall’altro esponenti delle associazioni cattoliche, spesso uomini, con cartelli e toni molto aggressivi. Jeffrey Nils Gardner è un’attivista non binaria che si è arruolata come abortion clinic escort, una sorta di guardia del corpo che protegge le donne dai manifestanti. Il suo corpo è però percepito come molto maschile: barba, spalle larghe e camicie a quadri. Il suo aspetto cambia le regole dello scontro: da un lato chi entra in clinica si sente più sicura e rappresentata simbolicamente da un genere assente quando si tratta di diritto all’aborto, dall’altra costringe i manifestanti a usare argomentazioni e toni diversi. Bodies on the line è raccontato in soggettiva da Jeffrey, mentre la sua collega Olivia riporta le stesse vicende da un punto di vista esterno.