Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl compromesso cercato da Giorgia Meloni non ha retto. All’interno del centrodestra, nel voto segreto, l’emendamento sulla reintroduzione del voto di preferenza, che era stato concordato, non è stato approvato. Un voto di differenza (188 a 187) ha affossato una delle questioni importanti della nuova legge elettorale.

Al di là della probabile resa dei conti all’interno della coalizione di centrodestra, che ne sarà di questa legge, fortemente osteggiata dalle opposizioni, e che dopo la Camera andrà al voto al Senato, dove non è previsto il voto segreto e quindi non dovrebbero esserci altre sorprese? Ecco l’opinione di chi è esperto di meccanismi elettorali, ora al capezzale della travagliata legge.

Un voto che potrebbe spiazzare Vannacci

Luigi Balestra (università di Bologna) guida il think-tank “Riparte l’Italia”, che così commenta la vicenda: «La presidente del Consiglio aveva investito sulla reintroduzione delle preferenze, anche in omaggio alla propria storia politica. Per questo la sconfitta pesa di più. Ci aveva messo la faccia, anche se non è ancora chiaro perché insistere tanto in questa battaglia. E ora? La legge elettorale proposta dalla maggioranza potrebbe essere comunque approvata; in questo caso l’incidente di ieri verrebbe dimenticato o quantomeno ridotto a incidente minore. Oppure potrebbe affondare e tutto rimarrebbe com’è ora; di certo sembra difficile che il governo si dimetta come chiesto dall’opposizione, ma tutto è sempre possibile, in una situazione del genere. Chissà, magari Meloni aveva ipotizzando l’esito sfavorevole per liberarsi, almeno per il momento, della discussione su Futuro Nazionale. Infatti se rimanesse l’attuale legge elettorale il destra-centro potrebbe anche fare a meno del generale in pensione, recuperandolo casomai in un secondo momento».