«Siamo in una situazione, da un punto di vista energetico, che ovviamente il prezzo non ha ancora certificato come un grosso problema perché sono state utilizzate circa 400 milioni di barili di riserve, per i Paesi Ocse, che sono state immesse nel mercato e questo ha permesso di tenere i prezzi in una range fra i 90 e i 100 dollari».

Lo ha detto l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, in audizione alla commissione Attività produttive della Camera. «Con la firma dell’accordo (con l’Iran, ndr) c’è stata una caduta a 68 dollari, adesso siamo ritornati sugli 85 - ha detto Descalzi - ovviamente perché non c’è stato poi un seguito positivo a quella firma, adesso dall’11 luglio non è passata più neanche una nave per lo stretto, quindi c’è un nuovo blocco. Questo cambia l’ordine delle cose, lo cambia per l’Europa, e lo cambia in questo caso più a livello mondiale».

«Si parla di mancanza di crudo - ha continuato il numero uno di Eni - ma i prodotti contano molto, perché poi vanno a consumo e fanno alzare i prezzi. Per noi come Europa sono il diesel e il jet fuel».

Il jet fuel «scontava una carenza già prima, da quando si è chiuso l’accesso al mercato russo circa il 60% veniva dal Golfo. E ora chi sta compensando sono le raffinerie Usa che vanno con una capacità produttiva del 95% rispetto al potenziale per poter compensare le carenze».