E’ un vero peccato che il comitato Unesco abbia bocciato l’allargamento dei portici di Bologna compresi nella tutela oltre ai dodici già certificati cinque anni fa. Bologna se lo merita, e credo sia necessario fare di tutto per ottenere il risultato appena possibile. La richiesta del Comune non è rivoluzionaria: si tratta di cambiare i confini a sette dei dodici tratti Unesco, accorpandone alcuni e allargando il perimetro di altri.

Franco Cesari

Risponde Beppe Boni

Richiesta legittima quella del Comune di Bologna, ma è altrettanto legittima la posizione di Icomos, organo consultivo dell’Unesco per la valutazione dei beni culturali, che comunque non ha del tutto chiuso la porta. Bisognerà, secondo le indicazioni fornite, riformulare la richiesta dopo aver apportato alcune modifiche. Per Icomos infatti la documentazione presenta ’carenze significative riguardo i criteri per definire i confini’ e ’la mancata inclusione completa di alcune strade’. Quindi c’è modo di rimediare. Nel frattempo, come ha fatto notare anche la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, l’amministrazione comunale dovrebbe occuparsi di risolvere alcuni nodi quotidiani sul tema dei portici, come i bivacchi presenti in molti punti del centro storico, e la pulizia dei muri imbrattati con lo spray. Il sindaco insiste nel voler imporre bonifica e relative spese ai proprietari degli immobili, anche se i portici sono a uso pubblico. Una strada scivolosa e impopolare che si presta facilmente a contenziosi giudiziari. L’allargamento della certificazione Unesco come patrimonio dell’umanità è importante, però è altrettanto importante il decoro quotidiano. Bologna comunque può andare fiera del proprio primato: non c’è altra città al mondo che vanti 40 chilometri di portici nel centro storico, una cifra che arriva a 62 se si calcolano anche le aree fuori porta. Medaglia d’oro.