«Ho una mamma di 95 anni: dal 2024 è in una Rsa e ogni anno rifà la valutazione geriatrica, che risulta sempre differibile. Quest'anno, a giugno, mi è arrivato il responso dell'ultima Uvg con un punteggio di 13 (su 14) per il sanitario e 9 per il sociale: livello di intensità «Alta», grado di priorità «Non urgente». Non avrò la convenzione ma la struttura mi ha informata che aumenteranno la retta di due fasce per un totale di 600 euro al mese, dato che devono adeguarsi al nuovo punteggio di gravità della mamma. Di male in peggio». Come funziona il sistema delle Rsa tra Uvg, convenzioni e assistenza La lettera di Nadia è emblematica. Perchè dà il senso della matassa in cui si trovano intrappolati migliaia di anziani, con relative famiglie. E perchè solleva domande: sul ruolo delle Rsa, sulle Unità di valutazione geriatrica delle Asl, sulla corrispondenza tra punteggi e livelli di intensità assistenziale, sull'assistenza domiciliare integrata, così com'è strutturata oggi. Un sistema complesso e con diversi attori, ne fanno parte anche i Consorzi socio-assistenziali, basato su delibere datate, criteri ormai opinabili. E a compartimenti stagni. Riforma delle Rsa in Piemonte: cosa propone la Regione La revisione del sistema annunciata dal presidente Alberto Cirio e dall'assessore Maurizio Marrone, spronati da Monsignor Vincenzo Paglia, dovrà partire dalla situazione presente. E da una premessa, che ritorna non soltanto nelle considerazioni dei gestori delle Rsa ma delle associazioni, delle famiglie. Dei medici, anche. Nessun dubbio che l'anziano stia meglio a casa sua, è lapalissiano. Ma arriva il momento in cui, anche con la migliore assistenza domiciliare possibile (rispetto all'attuale), la situazione diventa insostenibile: perchè le cadute sono ripetute e ciascuna comporta, oltre al ricovero, una perdita di autonomia (anche cognitiva), perchè i parametri clinici e l'idratazione vanno quotidianamente monitorati, e in tempo reale, perchè le dimore devono essere non solo attrezzate ma riadattate: un problema tra i tanti sono le carrozzine, imponenti per i non autosufficienti, che non passano attraverso le porte delle case ad uso civile. Situazioni difficilmente gestibili dalle famiglie, con tutta la buona volontà: molte delle quali, tra l'altro, faticano ad arrivare a fine mese. Ogni caso è una storia a sè ma oltre un certo limite l'assistenza domiciliare non può essere sostitutiva delle Rsa: si può morire di solitudine, non si vive di sola compagnia. Le posizioni delle associazioni sulla riforma delle Rsa Nessun dubbio, da parte di tutti, che il sistema vada migliorato. Meglio: rifondato, tenendo conto del punto di vista dei vari interlocutori. Dalle Rsa, compatte nel rigettare lo stop all'aumento dei posti letto in convenzione e nella richiesta di fondi facilmente accessibili, oltre che adeguati, arriva qualche apertura. Confapi Sanità: «Siamo favorevoli allo sviluppo dell'assistenza domiciliare per i casi meno gravi». Anaste non è di per sè contraria al modello «Rsa aperte». Semmai, fa notare che non è una novità: «E' già stato oggetto di un accordo fra Rsa e Regione nel 2024, e non ha mai visto la luce per mancato finanziamento regionale». Confindustria Sanità ritiene meriti di essere discusso «per aprire una nuova frontiera»: «A patto di rivedere tutta la rete residenziale». Per Confcooperative, «la proposta della Regione ci rende possibilisti per un cambio di rotta del Welfare, prima di tutto serve una maggiore collaborazione tra pubblico e privato». I toni più duri arrivano da Fondazione Promozione Sociale: «La visione delle Rsa come operatori per "non malati" è caricaturale: le strutture vanno sostenute con le convenzioni e la qualificazione degli standard». Il dibattito del 2 ottobre con fondazioni, associazioni e La Stampa sarà l'occasione per un confronto vero. E magari, per una riforma condivisa.