PADOVA - Il giovane padre sinti, accusato di avere reso disabile il suo bambino di appena 5 mesi, il prossimo 25 giugno dovrà affrontare il giudizio davanti al Gup Laura Alcaro in rito abbreviato. Il pubblico ministero Francesco Lazzeri, titolare delle indagini, lo ha accusato dei reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e gravissime. Il piccolo infatti a causa delle ferite provocate dal genitore, sempre secondo l'accusa, ha dovuto subire l'asportazione della lingua. Oggi il bimbo ha quasi due anni. Il 23enne, residente a Camisano Vicentino e difeso dall'avvocato Andrea Zambon del foro di Treviso, davanti al Gip Elena Lazzarin per l'interrogatorio di garanzia si è sempre professato innocente.

«Non volevo fare del male al bambino. Soffriva di apnea e gli usciva sangue dalla bocca, così ho cercato di aiutarlo. Indicazioni che mi sono state date dal medico» ha raccontato agli inquirenti. Una versione dei fatti che non ha per nulla convinto i tre periti nominati dalla Procura. A sua volta la difesa ha ingaggiato due consulenti, che hanno ricondotto le lesioni nella bocca del piccolo ai sondini utilizzati dai medici a Vicenza (primo ricovero) e poi a Padova. I FATTI I maltrattamenti, secondo l'accusa, sono iniziati subito dopo la nascita del bambino e sono andati avanti fino al giorno in cui, il 26 ottobre del 2025, un intervento degli agenti di polizia ha messo fine all'orrore quando il piccolo era già ricoverato in Pediatria. Come già accaduto diverse volte, la mattina del suo arresto era nella stanza del piccolo, che da poco più di tre mesi accusava continui problemi alle vie respiratorie e alla gola. Da due giorni, però, gli agenti della Mobile avevano installato alcune telecamere nella camera, puntate sulla porta d'ingresso e sul letto del neonato. Più volte in quelle 48 ore di osservazione i poliziotti avevano notato il 23enne entrare nella camera con fare guardingo e alzare la testa verso gli angoli della stanza. Sicuro, così, di non essere visto, il papà si avvicinava al letto del figlio mettendogli le dita in bocca e schiacciandogli il petto. Manovre ripetute più volte e interrotte solo quando sentiva avvicinarsi qualcuno. Poi, rimasto di nuovo solo, riprendeva le sevizie, sempre senza dare nell'occhio. All'ennesima violenza, gli agenti erano entrati in camera, fermandolo.La modalità delle sevizie e il comportamento del papà hanno fatto ipotizzare agli inquirenti che il 23enne non avesse intenzione di uccidere il bambino, ma che dietro ci fosse l'idea di sfruttare una sua futura disabilità. Alla fine i medici sono stati costretti ad amputare la lingua del piccolo. Il sinti, ancora secondo l'accusa, avrebbe però iniziato a maltrattare il bambino a partire dal luglio del 2024 quando è stato ricoverato all'ospedale di Vicenza. Il bimbo e la sua mamma, estranea ai fatti, sono stati poi presi in carica dai Servizi sociali. Attualmente il giovane padre non ha a suo carico misure restrittive, ma all'inizio era finito dietro alle sbarre di una cella del carcere Due Palazzi.IL MOVENTE Secondo l'accusa il sinti avrebbe seviziato il figlio per un mero tornaconto economico. In pratica la sua intenzione sarebbe stata quella di creare problemi permanenti al bambino per poi potere ottenere sostegni statali. Non solo perchè, sempre secondo l'accusa, tra le carte da giocare avrebbe avuto anche la causa civile all'Ospedale di Padova per i danni subiti dal piccolo: un ricorso che gli avrebbe fruttato un importante risarcimento.