Il Giardino di San Paolo di Parma si trova all’interno dell’antico complesso benedettino fondato intorno all’anno Mille e nacque come orto monastico destinato al sostentamento delle religiose, per poi trasformarsi in una preziosa riserva di erbe officinali. È difficile immaginare un progetto più adatto, per riaprire questo spazio, di quello creato da Brian Eno, perché pochi artisti hanno saputo intrecciare con altrettanta naturalezza spiritualità, cura e attenzione per il paesaggio quotidiano. In fondo, in “Seed” Eno si comporta più da giardiniere che da compositore. Nella musica che si diffonde in questo luogo magico non ha scritto una partitura destinata a ripetersi identica a se stessa, ma ha costruito un ecosistema di suoni, regole e possibilità. Un software decide continuamente quali elementi far emergere, quando introdurli e quanto lasciarli vivere. L’opera cambia senza sosta, proprio come accade in natura: nessun ascolto coincide con un altro, così come non esistono due foglie perfettamente uguali nate dallo stesso seme. Tra gli alberi del giardino compaiono piccole case per gli uccelli, accompagnate dai racconti della scrittrice e attivista turca Ece Temelkuran, che attraverso la vita e le traiettorie degli uccelli riflette su democrazia, esilio, comunità e immaginazione politica. La seconda parte della mostra, “My Light Years”, si sviluppa invece all’interno dell’Ospedale Vecchio, luogo simbolo della Parma solidale e operosa. Qui prende forma l’immaginazione visiva di Eno, capace di essere insieme psichedelica e meditativa. Con lo stesso principio generativo utilizzato per il suono, decine di volti raccolti dall’artista si fondono producendo identità sempre nuove, così come colori e forme si combinano in un flusso potenzialmente infinito di milioni di immagini. Sono straordinari i vasi sonori che sembrano fiori tecnologici e i giradischi che mutano colore davanti ai nostri occhi. Al centro di tutto, però, resta la ricerca su luce e colore, la stessa che ha dato vita alle copertine degli ultimi dischi realizzati con Beatie Wolfe: “Luminal”, “Liminal”, “Lateral”.