"Vengo da Londra, capitale delle frodi internazionali e dei miliardari corrotti che evadono le tasse, dovreste essere felici di essere italiani e di vivere in un paese che pone al centro la bellezza".

È un inno all'arte "del condividere spazi ed esperienze", il ritorno in Italia di Brian Eno.

L'artista presenta a Parma una doppia installazione, "Seed" e "My Light Years", e reinventa due spazi culturali chiusi al pubblico da anni e restituiti alla città: il complesso monumentale di San Paolo e l'Ospedale Vecchio.

Nel giorno dell'inaugurazione, il compositore musicale indossa una vistosa spilla della Palestina, contrappone i social "accattivanti ma divisivi" all'arte - "qui facciamo l'opposto, si condividono sentimenti" - e non accantona l'impegno sociale: "Se cerchiamo di tradurre in parole quello che la pace può essere, ed è, possiamo dire questo progetto artistico sia un esempio, non sarebbe bello vivere così? Invece di un mondo in cui ogni anno vengono spesi 25mila miliardi di dollari per le armi? Alle persone la pace piace, c'è troppa propaganda per la guerra", denuncia. "Seed" è un progetto che si sviluppa nei Giardini di San Paolo partendo dall'installazione audio con la giornalista turca Ece Temelkuran: "Seed vuol dire "seme" e ciò che realizziamo è il germoglio per le conversazioni che le persone avranno qui, le confidenze che verranno scambiate, il corteggiamento e le amicizie che prenderanno vita, una sorta di "giardino segreto" mentale, uno spazio di quiete contro il rumore crudele dei nostri tempi" spiega l'artista.