di

Jacopo Storni

Il racconto della sua vita da Casa Caciolle, la struttura gestita dalla Madonnina del Grappa: «La mia è stata una vita ai margini della società. Non sono mai andato a scuola, la mia famiglia era povera, non so né leggere né scrivere. Ho una sorella che ha quattro figli ma non li vedo mai»

Cammina claudicante e appena può si mette a sedere sul divano in pelle marrone di Casa Caciolle, la struttura di Rifredi, gestita dalla Madonnina del Grappa, dove dimorano i detenuti in semilibertà. Giuseppe De Rosa, 87 anni, è uno di loro ma nell’ultima settimana ha vissuto a Sollicciano, nonostante l’età e nonostante i suoi problemi di salute. Ha una maglietta bianca e azzurra a righe, i pantaloni corti e un paio di mocassini di fortuna di due numeri più grande del suo 41.

Non soltanto cammina con difficoltà, ma ha problemi a mangiare cibi solidi, sia perché non ha denti, sia perché ha criticità nella deglutizione. Parla napoletano strettissimo, non è semplice riuscire a capire quello che dice. Sicuramente è molto felice di essere qui: «Finalmente un luogo normale, un posto fresco, non come quell’inferno che ho vissuto a Sollicciano. Meglio finire qui la vita che lì».