La politica è come l’eroina.
Chi la prova – ed è una felice metafora di Paolo Mieli, questa – non riesce a smettere.
Una botta continua, ma anche un’altalena quando, nell’improvviso dell’agone – nella cerca continua del controllo – capita quello che è capitato al Governo italiano in parlamento col voto sulle preferenze.
I franchi tiratori, come spacciatori truffaldini, rifilano partite di roba guasta e quella frenesia del “farsi” si capovolge in un down.
Ed è subito – il caso di dire – “smetto quando voglio”, senza mai smettere va da sé.






