Il miglior alleato della tecnocrazia può essere proprio il populismo che pretende di combatterla. Sarebbe singolare se, proprio mentre celebriamo la sovranità popolare, la politica perdesse la capacità di darle sostanza. È questo, forse, il significato più attuale della sovranità disarmata: forte in apparenza, ma sempre più povera degli strumenti necessari per tradursi in governo. Il commento di Guido Camera, presidente di Italiastatodiritto
C’è un paradosso nella politica contemporanea. Mai come oggi i leader sono stati capaci di parlare direttamente a milioni di persone, di identificare con sé stessi un partito e di trasformare un’elezione in un’investitura personale. Ma la forza politica non si misura soltanto nella capacità di conquistare consenso: conta anche la capacità di trasformarlo in decisione. Ed è qui che la personalizzazione del potere può nascondere una profonda debolezza.
La discussione sulla legge elettorale offre un buon punto di osservazione. Premio di maggioranza, indicazione del candidato premier, preferenze: discutiamo dei meccanismi attraverso i quali attribuire il potere politico. Ma stabilire chi governa non dice ancora molto su dove risieda, oggi, l’effettiva capacità di decidere.







