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Marco Bonarrigo

Lo sloveno, indiscussa maglia gialla, infastidito da fischi e insulti sempre più in aumento da parte del pubblico. E anche nel gruppo in molti non lo amano

L’uomo che in corsa rallenta per regalare borracce ai bambini, il Roberto Bolle delle due ruote che manda in visibilio i fan danzando sulla bici lungo le strade di montagna, comincia ad infastidire i loggionisti del ciclismo. Non c’è un momento preciso in cui sono cominciati a partire i fischi e i buuu nei confronti di Tadej Pogacar, ma di sicuro in questo Tour, forse già dopo la tappa di Barcellona: quella dell’irridente paso doble sulla linea bianca con Isaac Del Toro, che ha infastidito i battuti e chi li tifa. Fischi e insulti si sono sentiti forti e chiari martedì a Le Lioran, quasi una risposta ai lampi di rabbia sul volto del Marziano mentre ingoiava in un amen il fuggitivo Carapaz, senza degnarlo di uno sguardo. Mancavano pochi metri allo scollinamento, Pogi poteva aspettarlo per fare la discesa assieme (l’ecuadoriano è un equilibrista, gli avrebbe dato una mano), invece l’ha asfaltato.

Pogi non fa una piega. «Amo il pubblico ma il numero di chi mi fischia e insulta è in aumento — ha spiegato ieri lo sloveno —: sappiano che mettono solo benzina sul fuoco, spronando me e i compagni ad andare sempre più forte». Dunque, è ufficiale: a qualcuno Pogi sta sulle scatole. Ha già vinto tre tappe su undici, ne ha regalata una Del Toro, in salita si infastidisce se uno sventurato (anche per sbaglio) spezza il ritmo dei suoi gregari. E quando attacca, appunto, ha una luce quasi cattiva negli occhi.