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26 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 17:30

I fischi a Marc Marquez al Mugello hanno fatto discutere. E tanto. Più ancora delle staccate, dei sorpassi e della bellissima vittoria del campione spagnolo. Hanno indignato Davide Tardozzi, team manager Ducati, che ha tuonato contro il pubblico colpevole, a suo dire, di non onorare un campione. E ha lanciato una proposta: che Valentino Rossi tenda la mano, per mettere fine a una faida che dura da troppo. “Sogno che Vale dia un segnale per provare a chiarirsi, perché credo che Marc sarebbe disponibile”, ha detto in un’intervista alla Gazzetta. Ma se è vero che la rivalità con Rossi ha segnato la carriera di Marquez, è altrettanto vero che i fischi dei tifosi non sono un’anomalia. Sono la normalità nello sport. Non sono una mancanza di rispetto, ma una manifestazione legittima di dissenso. E in questo caso, sono pure ampiamente comprensibili.

Perché quel che accadde nel 2015 non è una storia da archiviare con un’alzata di spalle. Non fu solo una rivalità tra grandi. Fu una pagina nera e antisportiva della MotoGp. Marquez, già fuori dalla corsa al titolo, si mise di traverso. Letteralmente. Prima con manovre aggressive in Australia, poi con la corrida di Sepang, fatta di incroci folli, sguardi di fuoco, contatti ripetuti. Fino alla caduta. Di Marquez. Ma a pagare fu Rossi: penalizzato, costretto a partire ultimo a Valencia e a dire addio a quel decimo titolo inseguito per anni. Chi sostiene che la colpa stia nel mezzo, forse dimentica che fu Marquez a infilarsi in una lotta che non lo riguardava. E che l’atteggiamento più grave lo tenne all’ultima gara, quando non tentò mai il sorpasso su Lorenzo. Un comportamento contrario alla sua indole. Il massimo dell’antisportività.