Tadej Pogacar ha riscritto la storia del ciclismo. è il fuoriclasse delle due ruote ma, a differenza di Eddy Merckx, è un cannibale gentile, che regala borracce ai bambini lungo il percorso di gara e stravolge ogni cerimoniale. Guadagna come una rockstar, ma conduce una vita semplice, insieme alla fidanzata Urska, anche lei professionista delle due ruote. E’ riservatissimo e schivo. “Il soprannome Marziano mi fa ridere. Sono nato vicino a Lubiana, mica su Marte. Ogni corsa è una sfida con te stesso, e nel ciclismo non esistono super poteri, ogni corsa è una sfida con glialtri ma soprattutto con te stesso”.
Il campione sloveno ha vinto il primo Tour de France a ventun anni, ribaltando la classifica nell’ultima mezz’ora di gara. Ne ha, poi, conquistati altri tre, oltre a un Giro d’Italia. Ha dominato i Mondiali e tutte le Classiche a cui ha partecipato (cinque Giri di Lombardia, come Fausto Coppi). Ha sete di vittoria, sempre. Da febbraio a ottobre, in qualsiasi condizione, con fughe di 100 chilometri che spiazzano avversari e cronisti. Spettacolo puro. Lo racconta con maestria Marco Bonarrigo, giornalista del “Corriere della Sera” che lo segue da anni, esperto di ciclismo. Ha scritto la sua prima biografia intervistando i famigliari e chi ha lavorato con lui, ricostruendo le grandi tappe e i momenti sconosciuti, indagando sulla preparazione atletica come tra le pieghe di un carattere schivo.






