"Avrò bisogno di un momento per rendermi conto di ciò che ho fatto". A Sanremo Tadej Pogacar scrive una pagina importante della storia dello sport. Si prende la Classica di primavera, la Milano-Sanremo, la perla che mancava alla sua ricchissima collezione. Cade dopo Imperia a 33 chilometri dalla conclusione, ma pazienza. Si rialza, porta i segni delle ferite, ma cosa può essere una ferita fisica rispetto a quella dell’anima che si lacera perché gli manca la Milano-Sanremo. Nulla. Così, il dio del ciclismo, 27 anni sloveno, stringe i denti, si rialza dopo essere finito a terra, controlla la bici, tutto alla velocità della luce, e riparte. Pedala e si riprende la testa della corsa. Già questo è un capolavoro. E ci aggiunge l’impresa. Gestisce la corsa, sfianca il rivale Van der Poel, l’olandese che scende dal trono dopo i due successi nel 2023 e nel 2025, e alla fine si complimenta subito con il Marziano. Poi se la vede con Tom Pidcock, britannico della Pinarello-Q36.5, olimpionico di mountain bike. Al terzo posto Wout Van Aert, un gradito ritorno quello del belga della Visma-Lease a Bike. Sesto Andrea Vendrame (Team Jayco AlUla), nono Matteo Trentin (Tudor) e decimo Edoardo Zambanini (Bahrain Victorious).
Ciclismo, Pogacar infrange un tabù e vince la Milano-Sanremo: “Ma cosa ho fatto?”
Per lo sloveno è il primo successo nella Classicissima. Secondo Pidcock










