Pogacar: "Io cambierei i calendari, niente corse a luglio e agosto nei luoghi più caldi"

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Accorciano la tappa per andare incontro alle loro esigenze, a quelle dei corridori, che si devono smazzare in ogni caso 150 km ad oltre 40°. Pogacar e compagnia pedalante ringraziano l’organizzazione per il provvedimento mai concesso nella storia ultracentenaria del Tour, ma dopo i ringraziamenti, i corridori partono a razzo come se non ci fosse un domani (a proposito oggi c’è il primo giorno di riposo). Al diavolo i convenevoli: «À la guerre comme à la guerre».Il Tour si regala una domenica ad alta velocità (quasi 45 km/h la media).D’altra parte questa è una corsa di 21 tappe, ognuna delle quali viene affrontata come una classica. E se c’è da fare una tappa in modalità classica, c’è il classico che va su tutto: Van der Poel.Un inizio di Tour faticoso, da tre giorni sembra tornato a puntino e ieri si è superato. Vince l’olandese volante, il figlio e nipote d’arte. Batte il norvegese Johannessen e l’altro fenomeno Tom Pidcock. «In questo Tour ho avuto un inizio difficile – ha spiegato Van der Poel, che ieri ha portato a tre le vittorie in Francia -, perché forse non mi sono presentato pronto, ma ho sempre mantenuto tranquillità e fiducia».Nel giorno in cui Van der Poel torna a recitare il ruolo che gli compete, quello del fenomeno (prima trascina la fuga, poi vince la volata), Tadej Pogacar e la sua Uae Emirates proseguono il proprio lavoro fenomenale. Nell’afa asfissiante, il team emiratino mantiene un’andatura folle per proseguire a cuocere a fuoco lento la concorrenza.Tappa accorciata, oggi primo riposo? Bene, ci pensa Taddeo a fare in modo che tutti accumulino fatica.Ma intanto lo sloveno dice: «Se avessi il potere di cambiare tutto, modificherei tutti i calendari, non correrei a luglio e agosto nei luoghi più caldi e adotterei un calendario completamente diverso». Domani tappa nel Massiccio Centrale, con l’obiettivo di renderlo indigesto.