HomeMagazineQuegli occhi sui matti da slegare. Le fotografie che svelarono i manicomiA Castelnuovo Magra una mostra con gli storici scatti che fecero da premessa alla legge Basaglia del 1980Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciMatti, pazzi e da legare. Per decenni chi soffriva di una malattia mentale veniva rinchiuso nei manicomi, privato di identità e diritti. A metà degli anni Sessanta le fotografie di Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati, Luciano D’Alessandro e poi quelle di Paola Mattioli, Uliano Lucas, Emilio Tremolada ed Enzo Umbaca squarciarono quel silenzio. Con Morire di classe (Einaudi, 1969), Franco Basaglia e Franca Ongaro portarono quella denuncia al Paese, aprendo la strada alla legge 180 del 1978 che sancì la fine dell’istituzione manicomiale e l’introduzione dell’assistenza psichiatrica territoriale. È su quella rivoluzione che nasce La liberazione possibile. Il manicomio, Franco Basaglia e noi, la mostra curata da Archivi della Resistenza con il contributo di Tatiana Agliani, storica della fotografia, e visitabile fino al 18 ottobre alla Torre dei Vescovi di Luni a Castelnuovo Magra (La Spezia).

Alessio Giannanti, fondatore di Archivi della Resistenza, perché proporre questa mostra oggi? "La nostra associazione si occupa di memoria da ventidue anni, e abbiamo imparato che la memoria si coltiva ogni giorno. L’urgenza della mostra è nata vedendo le piazze riempirsi per la pace. Ci siamo chiesti quali fossero i momenti in cui chi chiedeva più diritti ha ottenuto una vittoria netta. Tra questi c’è senz’altro la riforma Basaglia. Un movimento che ha saputo comunicare un’altra possibilità di stare insieme e non ha solo fatto denuncia. Aprendo i manicomi entrarono grafici, pittori, fotografi e musicisti: una nuova idea di comunità".