HomeAnconaCronacaIncidente ed esalazioni: è scontro sulla "torcia"Nel processo "Oro Nero" è stato affrontato anche il caso dell’accensione della fiamma e dei dati discordanti.Il palazzo di giustiziaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciAl processo "Oro Nero" ieri è stato il giorno del consulente della difesa Luca Lietti, professore di chimica industriale al Politecnico di Milano, chiamato a rispondere alle domande di tutte le parti coinvolte nel procedimento nato dall’incidente dell’11 aprile 2018, quando il tetto galleggiante del serbatoio Tk61 dell’Api si inclinò durante una bonifica sprigionando vapori di idrocarburi.

Nelle scorse udienze i consulenti dell’accusa avevano sostenuto che il danno non si sarebbe fermato all’aria: i bacini di contenimento — le vasche costruite attorno alle cisterne per trattenere eventuali perdite — non sarebbero stati impermeabili e gli sversamenti sarebbero filtrati nel terreno, complici manutenzioni carenti.

Per Lietti, al contrario, serbatoi e vasche sarebbero stati a norma e avrebbero tenuto, e il depuratore delle acque, il Tas, avrebbe funzionato adeguatamente.

Il consulente ha affrontato anche l’altro nodo del processo: la qualità del Gpl bruciato in torcia, la grande fiamma che svetta sulla raffineria. La torcia, valvola di sfogo che si avvia solo per ragioni di sicurezza, secondo l’accusa sarebbe stata accesa per liberarsi di Gpl scadente, e bruciarlo sarebbe stato un modo per smaltirlo; per il consulente, invece, il difetto del gas era solo nell’eccessiva quantità d’acqua, e sarebbe stato mandato in torcia rispettando tutte le procedure.