Durante il cessate il fuoco «imperfetto», come lo ha definito Mladenov, l’alto rappresentante del Board of Peace trumpiano, Israele ha sterminato a Gaza un’altra famiglia. L’ha uccisa nel sonno, bombardando la sua casa a Deir al-Balah, nella Striscia centrale. I parenti non hanno potuto fare altro che recuperare i corpi di Omar Abu Qassem, sua moglie Asma e la loro figlioletta, Habeeba di sei anni. L’unico sopravvissuto alla strage è il fratellino di Habeeba, Sami, di tre anni appena, rimasto ferito alle gambe. A novembre 2025 le Nazioni unite contavano a Gaza più di 58mila bambini rimasti orfani di entrambi i genitori.

SOLO MARTEDÌ gli spari israeliani avevano ammazzato un altro ragazzino, Motaz Marwan Abu Shaar di dieci anni, che pure aveva perso padre e fratello in un bombardamento. In due giorni Tel Aviv ha ucciso almeno quindici palestinesi. Nelle stesse ore Nicolay Mladenov, nominato da Donald Trump leader dell’organismo che dovrebbe supervisionare il «piano di pace», spiegava da Bruxelles che «non è una questione di stabilire cosa debba venire prima», se la fine dei massacri di bambini e civili, l’ingresso senza limitazioni degli aiuti umanitari, oppure il disarmo di Hamas o magari il ritiro d’Israele. O tutto o niente. Ma dovendo partire da qualcosa, meglio partire da Hamas.