«Non è cambiato nulla, la situazione peggiora di giorno in giorno…il cessate il fuoco è la più grande bugia detta al mondo intero». Così Maram Sersawi, sfollata palestinese a Gaza, riassume ai microfoni di Al Jazeera l’assenza di tregua nella Striscia e la continua escalation dell’offensiva israeliana, di fatto mai cessata.

DA SETTIMANE ormai l’esercito israeliano intraprende operazioni sul terreno sempre più ampie volte ad allargare quella che Tel Aviv chiama «zona cuscinetto» ma che è il raggio d’azione dell’occupazione permanente. L’avanzamento lungo la fascia orientale procede sui bulldozer che demoliscono e i carri armati che sparano: ieri all’alba, in particolare, una vasta operazione militare ha preso di mira Gaza City, al centro, e Rafah e Khan Younis, a sud.

Gli spari d’artiglieria hanno coperto i bulldozer che hanno demolito case e infrastrutture civili, costringendo di nuovo allo sfollamento decine di famiglie. Nel quartiere Tuffah, a Gaza City, i soldati israeliani hanno fatto detonare robot pieni di ordigni in mezzo alle zone residenziali.

Lo svuotamento della presenza palestinese procede nonostante la cosiddetta «tregua» entrata in vigore a metà ottobre del 2025. L’obiettivo lo aveva indicato poche settimane fa il premier israeliano Netanyahu: con oltre il 60 percento della Striscia occupato stivali a terra da Israele e privo di palestinesi, il fine è arrivare al 70 percento e poi, chissà, magari ancora di più.