<p>Il principio del «salario giusto», introdotto dal <strong>decreto Primo Maggio</strong>, ha riportato al centro del dibattito il tema della rappresentanza datoriale e sindacale.

Il provvedimento condiziona, infatti, l'accesso agli incentivi e agli sgravi contributivi per le aziende al riconoscimento di un <strong>trattamento economico complessivo</strong> (TEC) non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi leader, stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali «comparativamente più rappresentative».

Sul parametro Conflavoro PMI concorda: «La frammentazione non si riduce contando le sigle, ma verificando i contenuti dei Ccnl, e il Tec va in questa direzione perché permette ai contratti equivalenti di restare sul mercato con pari dignità, mentre gli altri escono naturalmente: così si combatte il dumping senza comprimere il pluralismo». </p> <ul class="leggi-anche"> <li><i>Leggi anche: <a href="https://www.milanofinanza.it/news/primo-maggio-2026-la-ministra-calderone-a-milano-finanza-ecco-il-piano-del-governo-per-il-mondo-del-lavoro-202605010301295771">Primo maggio 2026, la ministra Calderone a Milano Finanza: ecco il piano del governo per il mondo del lavoro italiano</a></i></li> </ul> <h2><strong>Il problema dei criteri per la comparazione </strong></h2> <p>È<strong> l'espressione «comparativamente più rappresentative»</strong> a sollevare interrogativi, perché il legislatore non ha definito i criteri della comparazione.<br> Quattordici storiche sigle datoriali italiane (tra cui Confindustria, Ania e Confcommercio) hanno siglato tra loro un'intesa per definire il concetto, proponendo di incentrarlo sulla presenza storica nelle relazioni industriali, la partecipazione agli organismi europei del dialogo sociale, il welfare contrattuale e l'applicazione dei contratti collettivi, a prescindere dall'effettiva adesione delle imprese alle organizzazioni firmatarie di tali Ccnl.