<p>Il principio del «salario giusto» e la definizione di parametri chiari per il trattamento economico complessivo (Tec), introdotto dal decreto 1° Maggio, ha riportato al centro del dibattito il tema della rappresentanza datoriale e sindacale.
Il provvedimento condiziona, infatti, l'accesso agli incentivi e agli sgravi fiscali per le aziende al rispetto dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro leader, stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali «comparativamente più rappresentative».
Senza definire i criteri con cui effettuare tale paragone.
Sul tema si sono presto mosse 14 sigle datoriali (tra cui Confindustria) firmando un'intesa quadro, che propone un sistema di comparazione della rappresentanza basato, oltre che su elementi istituzionali come anzianità associativa e partecipazione agli organismi nazionali ed europei, anche sul numero dei lavoratori ai quali viene applicato il contratto collettivo delle associazioni.
Una modalità di misurazione che «fotografa il mercato ma non certifica un mandato di rappresentanza», ha sottolineato a MF-Milano Finanza Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro Pmi, aggiungendo che questo accordo rischia di consolidare gli equilibri esistenti.






