Il decreto sul “salario giusto” varato martedì scorso dal governo Meloni è entrato in vigore il Primo maggio, in modo da consentire alla presidente del Consiglio di rivendicare, nel giorno della Festa dei lavoratori, una ulteriore “misura concreta” per migliorare le loro condizioni. Ma, a scanso di equivoci, il testo pubblicato in Gazzetta ufficiale conferma che per chi non arriva a fine mese nulla cambierà. “Al di là dei 960 milioni per prorogare incentivi alle assunzioni che vanno alle imprese è un’operazione propagandistica”, sintetizza parlando con ilfattoquotidiano.it il giuslavorista Enzo Martino. “Sulla contrattazione non cambia nulla, così come per il lavoro attraverso piattaforme”. Ecco le principali novità e le risposte ai dubbi più frequenti.

Quante risorse stanzia il decreto e per chi?

Le coperture ammontano a 964 milioni tra 2026 e 2028, in parte a valere su fondi europei. Servono a rifinanziare i vecchi bonus per le assunzioni di lavoratrici svantaggiate, giovani under 35 e personale impiegato nella Zona economica speciale del Mezzogiorno e incentivare la trasformazione di contratti a termine in rapporti stabili. Andranno come in passato alle aziende, sotto forma di sgravio sui contributi. Ma solo a quelle che applicheranno un trattamento economico “giusto” come definito dal decreto”.