Dopo oltre 14 anni la Corte di Appello di Bari (terza sezione civile) ha condannato una clinica barese a risarcire per circa 500mila euro il marito e la figlia di una donna deceduta nel giugno 2012 a seguito di due interventi al cuore. La paziente era stata ricoverata il 3 giugno nella casa di cura Santa Maria di Bari per disturbi della valvola mitrale. Il giorno dopo era stata sottoposta ad un primo intervento chirurgico. A causa di alcune complicanze, l'8 giugno si era resa necessaria una seconda operazione, tuttavia non risolutiva. Il decesso della donna si è verificato la mattina successiva.
Sul caso è stata aperta una indagine penale per omicidio colposo a carico del personale sanitario che aveva avuto in cura la paziente, conclusa con una archiviazione. Il procedimento civile di primo grado a ottobre 2024 si è chiuso con il rigetto delle richieste di risarcimento danni. I giudici dell'appello hanno ora ribaltato quella decisione, condannando la struttura sanitaria, l'assicurazione e il medico che aveva eseguito il primo intervento chirurgico, a risarcire i familiari, assistiti dagli avvocati Maria Lucia Valletta e Rubio Di Ronzo.
La Corte ha evidenziato che la mancanza di parte della documentazione clinica ha reso impossibile l'accertamento delle eventuali responsabilità. "Solo il verbale operatorio consente di ricostruire che cosa sia avvenuto esattamente in sala operatoria - spiegano i giudici, ritenendo che l'assenza di tale documento – non consente di stabilire se vi sia stata tempestiva adozione dei mezzi correttivi, da ciò conseguendo la responsabilità della struttura sanitaria per l'operato dei propri sanitari, con conseguente fondatezza della richiesta di risarcimento danni”.









