Ci sono voluti 13 anni affinché la famiglia di Paola Labriola - la psichiatra uccisa da un paziente nel Centro di salute menntale di via Tenente Casale a Bari – ottenesse un risarcimento dalla Asl del capoluogo. Un milione e 800mila euro, riconosciuti grazie a una transazione, a fronte di un danno, parentale e terminale, che dai sette eredi era stato quantificato in circa tre milioni. L'azienda sanitaria è stata chiamata in causa, perché nel processo è stata riconosciuta come responsabile civile.

L'ex direttore generale Domenico Colasanto (dece-duto in un incidente stradale il 14 settembre 2025) era stato condannato a tre anni e mezzo per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.Prima di lui era stato condannato a30 anni Vincenzo Poliseno, il paziente che aveva accoltellato la dottoressa.Nel corso dell'inchiesta bis furono portate alla luce le carenze strutturali del centro nel quartiere Libertà e le falle nella sicurezza, che avevano consentito a Poliseno di entrare armato e uccidere.Colasanto era finito sotto indagine e poi sotto processo nella sua qualità di responsabile della sicu-rezza, perché - chiariva la sentenza - era a conoscenza che quel Centro non era sicuro. «Non aveva mai messo piede nel centro - era scritto - ma era certamente a conoscenza della pericolosità di quel luogo di lavoro».