Il trattamento delle cisti ovariche non fu adeguato, al punto da causare danni permanenti e uno stato depressivo della paziente che costa oggi – a distanza di 17 anni dai fatti – una condanna al risarcimento per oltre 60mila euro nei confronti della Asl Bari.
La vicenda riguarda una paziente che all’epoca dei fatti, nel 2008, aveva 44 anni. La donna, nel giugno di quell’anno, si era sottoposta a una visita ginecologica dopo la quale le fu consigliato un intervento chirurgico con la tecnica dell’ago aspirato. Operazione eseguita a distanza di una settimana all’ospedale San Paolo di Bari, conclusa in giornata con le dimissioni senza prescrizioni di antibiotici o antinfiammatori.
Ma i sintomi sono arrivati immediati: febbre e dolore addominale. Che ha condotto a un nuovo ricovero – non l’ultimo – e a esami strumentali che hanno evidenziato la criticità del quadro clinico, per le quali sarà poi necessario un secondo intervento chirurgico a distanza di un paio di mesi ma in un altro ospedale, il Policlinico di Bari.
A causa delle complicanze seguite al primo intervento la donna ha avuto danni permanenti: dolori di cui ancora lamenta la presenza, l’impossibilità di procreare e una depressione certificata. Che ora costa il risarcimento alla Asl. Sulla causa adita dalla paziente – assistita dall’avvocato Nicolò Nono Dachille – è stato chiamato a giudicare il tribunale civile di Bari, secondo cui "l’intervento di agoaspirazione delle cisti non era indicato nelle linee guida, attesi anche i tassi elevati di recidiva; inoltre, è stato caratterizzato da complicanze quali ematoma pelvico ed ascesso pelvico per imperizia (riferiti molti tentativi di infissione dell’ago) ed omessa prescrizione di copertura antibiotica alla dimissione".







