Pavia. Il Comune incassa una nuova vittoria sul fronte campo Sinti. Al centro di una battaglia legale fatta di ricorsi e contro ricorsi, prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, c’è la decisione dell’amministrazione Lissia di trasferire parte della comunità sinta da piazzale Europa a Pavia Est, in via Aschieri. Contestazione Una scelta contestata da alcuni cittadini che avevano deciso di presentare ricorso al Tar davanti al quale pende il giudizio di merito. Tar che, nel frattempo, aveva bocciato la richiesta, presentata da residenti, imprese e società proprietaria di un’area che si trova proprio accanto a via Aschieri, di sospendere il provvedimento comunale. Ora Palazzo Mezzabarba segna un altro punto a proprio favore, con il Consiglio di Stato che ha rigettato l’istanza cautelare. Un’altra doccia fredda per i cittadini che adesso dovranno attendere la sentenza definitiva dei giudici del Tar. Ma riavvolgiamo il nastro allo scorso inverno, quando 61 residenti, numerose imprese del gruppo Colombarone Pavia Est e la società Logale srl di Pavia, proprietaria di un’area che si trova proprio accanto a via Aschieri, avevano deciso di promuovere un’azione legale contro il provvedimento del Comune che stabiliva lo spostamento a Pavia Est di 38 persone appartenenti a 13 nuclei famigliari che abitano nella parte di campo tra la ex piscina e Palazzo Esposizioni. Un trasferimento temporaneo, avevano spiegato dall’amministrazione comunale, legato al recupero dell’ex impianto natatorio, previsto all’interno del mega progetto Waterfront, sul quale il Mezzabarba ha dirottato 590mila euro. Ma la collocazione, si legge nell’atto di 55 pagine presentato dal gruppo Colombarone, «è completamente fuori contesto, oltre che fuori dal tempo», non in linea con le indicazioni europee e nazionali che vogliono il superamento dei campi nomadi. Il provvedimento è «palesemente illegittimo sotto il profilo della mancata previsione nel Pgt dell’area quale possibile insediamento della comunità nomade». La modifica del Pgt Contestazioni di ordine urbanistico erano arrivate anche dalla Logale Srl che aveva puntato l’indice sul fatto che era stata ignorata la legge regionale che impone, in caso di insediamento di nuovi campi nomadi, la modifica del Pgt e che aveva evidenziato l’inopportunità e l’irragionevolezza del provvedimento comunale. Irragionevolezza in quanto, qualora il Piano attuativo venisse approvato, la comunità sinta sarebbe costretta a vivere all’interno di un mega cantiere, con problemi di sicurezza legati, ad esempio, a lavori di sbancamento e scavi. Inopportunità in quanto il Comune avrebbe potuto considerare altre aree, dislocate in altre zone della città. Ottenere la sospensiva avrebbe consentito di fermare, in attesa della decisione sul merito, il Comune che intanto va avanti, rivendicando la bontà della scelta. È infatti stato approvato il progetto esecutivo, dando il via alla procedura per appaltare i lavori che porteranno alla realizzazione del campo. Resta l’amarezza di chi ha preso parte alla class action che dice: «Si stanno spendendo soldi dei cittadini, circa 45mila euro in spese legali, contro altri cittadini».
Campo Sinti a Pavia Est, vittoria del Comune: ok anche dal Consiglio di Stato
La giustizia amministrativa rigetta la richiesta di sospensiva dei cittadini
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