Una volta depositato l'emendamento, dalla maggioranza avevano sferzato l'opposizione: "Vediamo se lo affosseranno". La risposta, alla fine, è stata "no", ma in Aula c'è stato un sì unanime. La Camera ha approvato all'unanimità, con 349 voti favorevoli e nessun contrario, l'emendamento alla legge elettorale che introduce il voto fuorisede per chi vive lontano dal proprio Comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche. "Ampliare il più possibile la partecipazione e garantire un sacrosanto diritto di voto: è la nostra battaglia sin dall'inizio", aveva detto il leader del M5s Giuseppe Conte confermando l'orientamento favorevole del campo largo. Un tono ben diverso dal clima generale di queste giornate parlamentari, dominate dalla bocciatura dell'emendamento sulle preferenze e dalle accuse reciproche di maggioranza a pezzi e opposizione trionfante.Il testo approvato era stato riformulato nel pomeriggio in commissione Affari costituzionali. La proposta base, firmata dal deputato FdI Fabio Roscani con i colleghi di Lega, Forza Italia e Noi Moderati, prevede la possibilità di iscriversi entro il 31 dicembre all'elenco degli elettori fuorisede nel Comune di domicilio, per poi votare lì alle Politiche, alle Europee e ai referendum. La riformulazione ha introdotto due novità: chi acquisisce i requisiti di fuorisede successivamente alla scadenza di dicembre potrà iscriversi entro trenta giorni e comunque non oltre quarantacinque giorni prima del voto; per chi è fuorisede per motivi documentati di cura, il requisito minimo di permanenza è stato abbassato da nove a tre mesi. "Sono almeno trent'anni che se ne parla in Italia senza mai giungere a un traguardo", ha detto in Aula Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari Costituzionali, rivendicando "un successo politico e di civiltà importantissimo" e sottolineando con soddisfazione il voto favorevole delle opposizioni.Non tutti, tra chi ha votato sì, lo hanno fatto senza riserve. Il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha ricordato che "si sarebbe potuto e dovuto fare anche prima", citando il referendum costituzionale in cui il governo aveva scelto di non replicare la sperimentazione "non per motivi tecnici ma per motivi politici". Marianna Madia, di Italia viva-Casa Riformista, ha parlato di "entusiasmi ipocriti" del centrodestra, ricordando che una proposta delle opposizioni era stata prima trasformata in delega e poi abbandonata in Senato: "Dopo aver abbandonato la nostra proposta, oggi la maggioranza cambia idea ma solo per la pressione dei comitati fuori dal Parlamento". Madia ha anche segnalato i limiti tecnici rimasti nel testo: nove mesi come requisito minimo di domicilio "sono troppi"; il termine del 31 dicembre resta "un appesantimento burocratico"; e il voto con le schede del domicilio temporaneo invece del luogo di residenza "creerà dei problemi". L'Italia era rimasta, insieme a Malta e Cipro, l'unico Paese europeo senza uno strumento strutturale di voto a distanza da oltre trent'anni. Che proprio questa sia l'unica norma della giornata approvata con i voti di tutti dice qualcosa sullo stato della riforma elettorale nel suo complesso.