Raffaele Bonanni

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L’ambiguità, in politica estera, non è virtù diplomatica. È debolezza strategica. L’Europa è bersaglio di guerra ibrida combattuta con propaganda, cyberattacchi, disinformazione, infiltrazioni economiche e pressioni politiche. Si vuole impedire alla UE di compiere quel salto che la renda capace di parlare con una sola voce, difendersi con un esercito, competere economicamente con le grandi potenze.

Eppure, nei due schieramenti italiani si esprimono posizioni che fiancheggiano le autocrazie, con un falso pacifismo utile a disarmare le democrazie ed alimentando diffidenza verso l’Occidente. Siamo ormai giunti ad una questione politica che riguarda direttamente le coalizioni che aspirano a governare il Paese.

Chi si candida a guidare l’Italia non può prendere le distanze a giorni alterni. Meloni e, ancor più Schlein sono chiamate a una scelta di chiarezza. Non si costruisce un’alternativa credibile convivendo con chi pone sullo stesso piano le democrazie liberali con i regimi autoritari. Né si può pretendere autorevolezza internazionale tollerando, all’interno della propria alleanza, veti e ambiguità su ogni iniziativa necessaria a contrastare le minacce alla sicurezza europea. Il tempo dei colpi al cerchio e alla botte è finito. La storia non premia gli indecisi.