di
Ruggiero Corcella
Nel mondo, ne soffrono 57 milioni di persone. Attività fisica, stop al fumo, riduzione del consumo dannoso di alcol, alimentazione sana e controllo dei fattori cardiovascolari e metabolici. Le nuove linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano su quali fattori modificabili intervenire
Nel 2021 circa 57 milioni di persone nel mondo vivevano con una demenza e oltre il 60 per cento risiedeva in Paesi a basso e medio reddito. Il numero è destinato a crescere e, sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità nella seconda edizione delle Linee guida per la riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, non esiste ancora una cura o un trattamento capace di modificare la malattia che sia ampiamente accessibile. Per questo la prevenzione lungo tutto il corso della vita rimane la strategia più efficace per ridurre l’incidenza futura. Il punto di partenza è che il rischio si costruisce nel tempo: l’esposizione ai diversi fattori può accumularsi e alcuni possono avere un peso maggiore in determinate fasi dell’esistenza. Non tutto, inoltre, dipende dalle scelte individuali. Le condizioni nelle quali si nasce, si cresce, si vive, si lavora e si invecchia influenzano la salute del cervello. Le nuove indicazioni, che aggiornano quelle pubblicate nel 2019, si rivolgono agli adulti senza demenza, comprese le persone con funzioni cognitive normali e quelle con deterioramento cognitivo lieve. L’Oms organizza gli interventi in tre grandi aree: promozione di comportamenti e stili di vita sani, gestione delle condizioni di salute associate a un rischio maggiore e riduzione dei fattori ambientali. Il principio è integrare la prevenzione della demenza con quella delle altre malattie non trasmissibili, perché molti fattori di rischio sono condivisi.










