Alla luce dei recenti sviluppi di carattere internazionale, come la crisi a Hormuz, l’uso geopolitico del Mar Nero (già testato nella crisi del grano con l’Ucraina) e i riflessi della guerra tra Iran e Israele nell’intero bacino mediterraneo, l’Ue ha bisogno di rafforzarsi e, conseguentemente, sanare le proprie criticità. Quella più evidente nel fronte sud-orientale è proprio Cipro, che è diventata oltremodo strategica anche come polo di difesa e osservazione europea e atlantica verso l’intero quadrante mediorientale

“Il problema”. Così viene definita la questione di Cipro sin dal 1974, anno in cui in risposta ad un tentato golpe greco la Turchia ha bombardato l’isola, occupandone il 37%. Al momento la parte meridionale di Cipro è un Paese membro dell’Ue, mentre la parte settentrionale si è autoproclamata repubblica turco-cipriota del nord, ma non è riconosciuta dalla comunità internazionale perché figlia di una invasione armata. La Commissione europea ha deciso di assegnare il dossier cipriota al vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, al fine di trovare una soluzione potabile non solo per entrambe le parti, ma evidentemente anche per la geopolitica continentale, dal momento che non ci sono solo la politica e la storia che si intrecciano nell’isola che diede i natali ad Afrodite, ma anche il dossier energetico. Per questa ragione la Commissione si pone come obiettivo una “soluzione globale, funzionale e sostenibile”.