Di: Francesca Mandelli e Mattia Capezzoli, inviati RSIIncastonata tra Turchia, Siria, Libano e Israele, l’isola di Cipro ricopre da sempre una posizione strategica di grande rilevanza, e oggi si trova ad essere l’avamposto europeo di un Medio Oriente in guerra.

Ma a rendere questo paese senza eguali non è solo la sua posizione geografica. Le particolarità sono numerose.

La prima si evince dalla composizione del Parlamento che i ciprioti si apprestano a ridefinire il 24 maggio. Degli 80 seggi esistenti, 24 sono formalmente vacanti perché attribuiti alla comunità turca. Che continua però a vivere a Cipro senza riconoscimento internazionale. Tutto ha inizio nell’estate del 1974, quando la Turchia invade l’isola in risposta a un tentativo di colpo di stato greco. Da quel momento Ankara occupa abusivamente la parte nord dell’isola, divisa dal resto del paese da una zona cuscinetto presidiata dai caschi blu dell’ONU. Negli anni ci sono stati diversi tentativi di riunificazione, mediati dalle Nazioni Uniti, ma tutti caduti nel vuoto, soprattutto a causa della questione del ritorno alle proprietà dei greco-ciprioti, che hanno dovuto lasciare le loro case nel 1974 e che da allora hanno lo statuto di rifugiati. Il “confine” passa anche in mezzo a Nicosia, che resta dunque l’ultima capitale divisa d’Europa. Le riserve di gas e le tensioni che riemergonoLe tensioni con la Turchia sono riemerse negli ultimi anni, dopo che nel Mediterraneo Orientale – e questa è la seconda particolarità dell’isola - sono state scoperte vaste riserve di gas naturale, che hanno trasformato la zona in uno scacchiere a blocchi di sfruttamento, in cui operano compagnie estrattive di vari paesi. Ma la Turchia, non riconoscendo le frontiere marittime, avanza pretese sui giacimenti.