Una lettera con due puntini basta a bloccare la patente digitale sull’app IO. La segnalazione riguarda diversi cittadini dell’Alto Adige con nomi o cognomi contenenti ä, ö oppure ü: durante l’aggiunta del documento compare il messaggio generico “problema anagrafe” e la procedura si interrompe anzitempo. Il comportamento anomalo appare strettamente legato alla coerenza dei dati personali conservati dalle differenti amministrazioni.

La vicenda arriva mentre Documenti su IO, la componente italiana del portafoglio digitale pubblico, ha ormai raggiunto una diffusione davvero importante.

La funzione, aperta progressivamente nel 2024 e poi resa disponibile a tutti i maggiorenni, permette di aggiungere all’app la patente di guida, la tessera sanitaria e la Carta Europea della Disabilità. Secondo i dati diffusi dal Dipartimento per la trasformazione digitale, le sole patenti aggiunte avevano già superato quota 9 milioni. Numeri che rendono meno tollerabile un errore capace di escludere una parte della popolazione sulla base dell’ortografia del nome.

Il caso ha anche una dimensione storica. Le Pubbliche Amministrazioni italiane hanno costruito i propri archivi in epoche diverse, usando software, codifiche e regole di trascrizione non sempre compatibili. I problemi restano nascosti finché ogni banca dati lavora per conto proprio; affiorano quando un servizio digitale prova a collegarle in tempo reale. La patente aggiunta all’app IO non crea una nuova identità: deve dimostrare che la persona riconosciuta tramite SPID o CIE corrisponde senza ambiguità all’intestatario del documento registrato presso la Motorizzazione.