Roma, 15 luglio 2026 – Cinquanta traditori. Altro che ‘sporca dozzina’. Il giorno dopo la bocciatura, alla Camera, dell’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc sulla reintroduzione delle preferenze, il lavoro della maggioranza è tutto sul pallottoliere. Con un numero di franchi tiratori che, dai 35 delle prime stime, si è gonfiato nella notte per un motivo in fondo scontato: qualche voto positivo alla norma, grazie al voto segreto è arrivato con ragionevole certezza anche dalle opposizioni.

Da Italia viva, ad esempio, ma anche da fronde di Partito democratico. Fosse passato, oggi sarebbe interessante per il governo capire quali margini ci sono per eventuali convergenze di fine legislatura. Ma poiché il muro del ‘campo largo’ di destra è crollato ieri sera a Montecitorio oggi, dalle parti di Palazo Chigi, l’unico discorso che ha un senso è capire chi ha impallinato la premier Giorgia Meloni. Almeno quattro gli indiziati, e come accade in questi casi ce n’è per tutti.

Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami (a destra), con il collega Giovanni Donzelli durante l'esame alla Camera della riforma della legge elettorale

Forza Italia e Marina Berlusconi

Inevitabilmente ieri, un minuto dopo l’avvio delle votazioni, lo sguardo dell’emiciclo era andato allo scranno di Marta Fascina. Deputata azzurra, ultima compagna di vita di Silvio Berlusconi e attuale inquilina di Arcore. Ieri Fascina c’era, ed è un caso abbastanza inconsueto vista l’altissima percentuale di assenze, che lo scorso anno ha toccato il 94% delle sedute. Come mai proprio stasera, proprio per questo voto? Dunque spazio ai retroscenisti. Che hanno visto nella sua presenza la longa manus della famiglia Berlusconi nel voto azzurro.